
Caro Nicola ho fatto ancora una volta il viaggio che dal nord mi porta a sud, nella nostra terra. In questo scorcio di settembre ho sentito di doverti dire le sensazioni del mio cammino, da Cuneo a Locri, perché più marcate sono le differenze tra un mondo e l'altro. Poi ho saputo che ad ottobre cadrà il primo anniversario del tuo non essere più fisicamente con noi, della tua scomparsa, come si suole volgarmente dire, e ho pensato che forse esiste tra vivi e non vivi un legame sovradimensionale, ultraterreno che ci tiene in perenne comunicazione. Un rapporto sottotraccia, silenzioso e forte che è in noi, e con noi, fino alla fine dei nostri giorni e, forse, fino alla fine del tempo dell'intera umanità.
Sono partito al mattino lasciandomi alle spalle il Monviso, proprio quello dell'ampolla Stronzobossista. sta di fronte alla casa che abito in Piemonte ormai da qualche anno. Ci ho preso confidenza e lo sento un poco mio, per cui lo lascio sempre con dispiacere lanciandogli sguardi nostalgici finché non scompare alla mia vista. Questo accade dopo qualche chilometro, quando entro in territorio ligure.
E' un'autostrada di montagna, con molti ponti e molte curve, quella che percorro per arrivare al mare della Serenissima. La Torino-Savona, 120 chilometri quasi a corsia unica fino al 1996, è stata raddoppiata completamente in tre anni rispettando i tempi e i materiali previsti. La sua manutenzione è puntuale, attenta, non ha sbavature. Si presta molta attenzione alla sicurezza dell'automobilista, che qui fa esposti, denuncia, chiede risarcimenti per un non nulla (specie se per colpa della cattiva manutenzione si perde la vita). Poco sotto Cairo Montenotte si aprono le ali Alpine per lasciare spazio al mare, che inizia a divenire padrone dell'orizzonte del guidatore. Il rifornimento gas lo faccio in una stazione carburanti di Sestri Levante.
Prima però prendo un caffè e faccio sgranchire le gambe ai miei ragazzi. Dentro, l'autogrill, strutturalmente non ha niente di diverso dalle centinaia di autogrill che costellano le autostrade italiane da sud a nord, isole comprese. La differenza la fanno la cortesia e la professionalità del barista, dell'addetto alla cassa, che ti fanno percepire il loro lavoro come un servizio dovuto e normale, e non come una cortesia che concedono a te personalmente, compiendo il massimo sforzo possibile per un essere umano. I bagni, io sono un maniaco della pulizia, lo confesso, sono puliti e profumati. Ci rimane il tempo necessario a compiere le tue funzioni naturali con piacere, senza che ti assalga lo stimolo di scappare inseguito dalle mille malattie che si possono annidare in simili luoghi. Lo stesso accade al rifornimento, cortesia e garbata professionalità, e riparti. Intorno, nonostante sia passato agosto, migliaia di turisti e il sol leone la natura è verde brillante. Rammento a me stesso che sono a livello del mare come nella mia Locride. Sulle colline non si scorge fumo d'incendi. Qualche segno di un passato incendio a sinistra lo vedo sulle colline di Lerici, ma è poca cosa, non devastante, non deturpante. Mi consolo dando uno sguardo poco più in la alle cave di marmo bianco di Carrara, e per un attimo mi perdo immaginando Michelangelo appeso a quelle stesse montagne scegliere il marmo per il suo Mosè.
Scendo ancora. Non c'è traffico di domenica e rapidamente sono a Firenze. Faccio rifornimento in autogrill e scambio due parole con l'addetto al self service che mi fa notare come nonostante la crisi il traffico estivo sia stato sostenuto. "Certo, la crisi c'è" mi dice "lo vedo dal mio stipendio e dal licenziamento che ha colpito diversi miei colleghi", e aggiunge , "io sono stato fortunato. Comunque la gente non rinuncia a qualche giorno dì ferie, per fortuna, altrimenti sarebbe stato licenziato più personale, e forse sarebbe toccato anche a me". La pulizia e la cortesia nella stazione di servizio rimane di buon livello. Così è fino a Roma, fino a Napoli, almeno nelle stazioni di servizio carburanti. A Sarno, poco prima Salerno il vero primo incendio sulla montagna divampa a sinistra. Accanto allo sfregio di quella che fu la frana che si mangiò qualche decina di esseri umani proprio a Sarno, l'incendio brucia bosco e sterpaglie lasciando nera e nuda la terra.
Pensi che la disgrazia non abbia insegnato nulla, e che nemmeno i morti insegnano nulla anche se sono tanti e continui. L'ultimo casello dell'autostrada del sole è sempre la, blindato come una banca messicana. Dopo qualche chilometro altri incendi, roghi alti abbandonati al vento e al caso. Altri roghi lungo l'autostrada ai margine del catrame sono tenuti a bada da operatori delle autostrade e da qualche vigile del fuoco.
Mi fermo per tradizione a fare carburante a Lagonegro. Qui i bagni ridiventano latrine. Il piscio è sui pavimenti e ti metti a distanza sperando di fare centro. Almeno, penso salvo le suole delle scarpe e di conseguenza i tappetini dell'automobile dall'estraneo liquido organico. Al bar inizia ad operare un personale che pare faccia una grande cortesia a servirti. Uomini e donne che sicuramente avevano altri sogni, altri desideri, ma che sono finiti a fare quel lavoro e lo fanno di malavoglia e si vede. Fanno di tutto per darlo a vedere. Fuori non va meglio con gli operatori che erogano i carburanti. Altri sogni spezzati che si trasformano in gesti ripetitivi fatti di malavoglia: prendi la pistola del carburante, pigia la cifra, eroga il carburante, togli la pistola dal serbatoio dell'auto, prendi i soldi e via così. E qui che penso a te Nicola, che penso come è possibile cambiare.
Si, i piemontesi e la loro feroce guerra d'annessione. I piemontesi e la loro spoliazione. Ma questa malavoglia, questa insipienza che ti fa solo spostare un metro più in la se il mondo cade, da dove viene? Questo mi chiedo e scendo più giù fino a Siderno. Faccio via Dromo perché credo di risparmiare tempo. La solita rotonda è la che mi aspetta, che cerca di farmi fare l'errore fatale. Prima di immettermi freno, poi freno ancora due o tre volte, prima di uscire dal cerchio satanico, per dare spazio a chi si immette dalle strade laterali. Qui si usa così, la precedenza va data a chi si immette, non a chi è già in rotonda. Paese che vai costumi che trovi. Sono a Locri. A pochi metri da casa mia una società sta ridisegnando le strisce stradali. Due operatori guidano la macchina che eroga la vernice per disegnare le strisce al margine della carreggiata. Tratteggiano una linea bianca sulla sabbia e sulla polvere accumulata sul ciglio della strada dal vento e dal sole di dieci estati ormai passate, dall'acqua di dieci inverni. Non ci credo, sgrano gli occhi la linea viene disegnata sulla polvere e sulla sabbia. Il prossimo vento, la prossima pioggia la porterà via e nessuno dirà niente. Nessuno dice niente. Tutti guardano la sabbia e la polvere disegnate di bianco e passano avanti, qualcuno sorridendo. Apro il finestrino per sentire odore di mare, ma l'olezzo della spazzatura che trabocca dai cassonetti e semina il terreno intorno come novelli semi del male, frena il mio desiderio e richiudo il finestrino.
Dalla mia camera da letto, qui a Locri, vedo l'Aspromonte. Il mio Aspromonte, più mio del Monviso. Qui c'è la mia gente. Qui ci sono i miei amici, più amici di quelli che ho al nord perché abbiamo un'identica radice. I miei amici con cui ho riso, con cui ho camminato. Penso sia così, ho sempre pensato fosse così. Non è stato così anche per te Nicola? I nostri amici. La nostra gente che però è ferma e non in cammino verso nuove forme di civiltà. La nostra gente Nicola, con tutti i suoi difetti, ma che noi consideriamo la nostra gente, anche se è difficile capirla piena com'è di eredità antiche. Troppo antiche. Siamo una sponda del Mediterraneo con incapacità che il resto dell'occidente ha perso da qualche centinaio di anni. Al di là del mare sulle altre sponde del Mare Nostrum i popoli arabi, dopo centinaia di anni, hanno ricominciato a camminare verso altre mete. Noi no, noi siamo fermi. Sul corso i nostri ragazzi sorridono, si preparano ai giorni di scuola. Sorridono, non conoscono il futuro.
Ti abbraccio.
Il tuo per sempre amico
Vincenzo Carrozza.
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