1. Il mio ultimo scritto rivolto agli indipendentisti ha ricevuto subito, sulle pagine di Fora, l’attenzione di chi indipendentista non è. Non mi interessa indagare sulle ragioni di quella risposta preoccupata, mi rivolgevo agli indipendentisti e continuerò a rivolgermi ad essi, non ho voglia di impantanarmi, in questa sede, con chi non ha ancora capito che il nemico non è la Lega, non si chiama Berlusconi, né Prodi, non è Tizio e non è Caio e manco Pinco Pallino. I problemi del ”Sud” iniziano nel 1861 e non nel 1989: i nemici del Sud sono lo stato italiano, oggi, nella sua veste repubblicana, e la subalternità ad esso dell’economia, dei partiti e della società meridionale.
2. Due costanti hanno caratterizzato i commenti che si sono susseguiti al mio scritto sui network più frequentati: la prima è il rifiuto di qualsiasi collaborazione con i partiti da me individuati, la seconda è l’assenza di una controproposta. Speculare alla prima, questa seconda costante evidenzia quello che per molti può essere un comodo rischio. Infatti, questo vuoto di proposta e progettualità politica, che spesso si accompagna ad un vuoto di analisi e capacità, rischia di divenire l'occasione di molti per fingersi puristi. In politica, il purismo è l’incapacità fatta eleganza, non ne abbiamo bisogno, abbiamo bisogno di soluzioni raggiungibili e l'unica che vedo è l'entrismo. Se ce ne sono altre, che vengano presentate con chiarezza una volta per tutte. Del resto si sapeva che prima o poi sarebbe arrivato un politico di professione ed avrebbe raccolto i semi del nostro agire. Ora dobbiamo capire se stare a guardare o se giocarcela in questo partito. L’alternativa potrebbero essere gli appelli surreali dell’FLN all’imperialismo americano: “La Napolitania, appare più che evidente, è una colonia interna allo stato italiano. Pertanto, il Fronte di Liberazione della Napolitania, che si prefigge lo scopo di rendere indipendente la stessa Napolitania dallo Stato italiano, chiede agli organi americani un intervento massiccio in territorio napolitano. L’Italia ha l’interesse a distruggere uno dei territori più ricchi e belli del mondo. Nessuno ci ascolta, nemmeno l’UE. Solo gli Stati Uniti, che a Napoli hanno delle basi e un consolato, ed un legame storico con la Napolitania per il grande flusso migratorio di napolitani che gli Stati Uniti hanno accolto e che oggi sono parte integrante della realtà statunitense, possono interessarsi a noi”. Ovviamente a voi la scelta.
3. Alcuni di quelli che considerano Zitara un maestro, sono pronti a qualificare le sue posizioni sull’MPA come “follie da ultimi giorni”, per loro gli ultimi giorni di Zitara risalgono al 2009, forse non sanno che Zitara si è spento due anni dopo. Così anche lo stesso Zitara finisce “sedicente indipendentista”, chissà che non diventi pure un “ascaro”, parola che queste persone ripetono ogni 2 minuti. Accanto a Zitara mi piace ricordare un altro nostro punto di riferimento da poco scomparso: Gabriele Marzocco, anch’egli dalle pagine dell’indimenticato foglio di lotta “Nazione Napoletana” ebbe parole positive per l’MPA. Certamente potrebbe nascere qualcosa di meglio del gruppo Miccichè/Poli Bortone/Iannaccone, intanto però non c’è. Questa è la realtà, o dentro o fuori e il fatto che un probabile partito, diverso e migliore di quello pensato da Miccichè/Poli Bortone/Iannaccone, per differenziarsi da esso debba assumere necessariamente posizioni più radicali, rende molto difficile la sua nascita. Quello che è certo è che da oggi un Partito, con la P maiuscola, il Sud l'avrà. Ci saranno sedi, congressi, politici rodati, amministratori a vario livello, 4 senatori e 10 deputati. Il contenuto del partito (leggi: la subalternità dei politici allo stato unitario) molto semplicemente sarà determinato dalla base e dalla sua capacità di incidere sulla direzione verso una maggiore radicalità. Spetta a noi scegliere se stare a guardare o se provare a forzare la sorte.
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