L'unità d'Italia è una beffa, che comincia con una bugia.
Due Sicilie
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Qual sorte per l’indipendentismo

di Angelo D’Ambra

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26 Giugno 2011

1. Con la morte di Nicola Zitara il movimento indipendentista ha perso il suo punto di riferimento, l’unico capace di affermare i solidi principi su cui questa crescente marea meridionalista suscitata da Terroni avrebbe potuto evolversi con chiarezza di vedute e lucidità di intenti. Restano i suoi scritti, poco letti, poco studiati. Quel qualcosa che si muove e tuona contro lo stato unitario è solo l’ombra di quanto sarebbe potuto essere. Troppi sono gli urlatori, troppi i polemisti, troppi gli idealisti mai disposti a misurarsi con la realtà e a sporcarsi le mani, sempre pronti, viceversa, a gridarsi contro, dalle loro piattaforme extra-regnum, “ascaro, venduto!”. Oggi appare evidente una cosa, qualsiasi proposta indipendentista non tenga conto del contributo di Zitara rappresenta un arretramento. Se non si parte dai suoi studi e dai suoi indirizzi pratici si rischia di cadere in uno stadio infantile di “movimentismo” purista inconcludente e debole e perciò potenziale vittima di frazionamenti, personalismi e soprattutto di periodiche cocenti infatuazioni per i condottieri del radicalismo oggi di sinistra, ieri di destra ai quali il sistema-italia affida le sue migliori speranze. Deprecabile e grottesca la strategia opportunistica di chi sceglie di usare il nome e l’immagine di Zitara per promuovere soggetti e contenuti politico-elettorali lontani dal nostro rivoluzionario, ma altresì deprecabile e grottesca la scelta di erigere Fronti ed incontri “indipendentisti” in cui l’unica cosa che emerge è il vuoto e delle sale e dell’esasperazione. Bisogna tornare a Zitara e da lì ripartire, salire su quell’alta cima per poter avere una migliore visuale della valle, ma anche per poter più in alto proseguire. Senza lo studio di Zitara non c’è alcuna reale consapevolezza dietro l’istanza indipendentista, rifiutarlo anche solo in parte lascerebbe il campo ad una pericolosa revisione senza assimilazione.

2. E’ idea del sottoscritto che urga costruire molteplici luoghi di approfondimento ed incontro sull’opera di Zitara, ed alla fregola del “creazionismo”, che già ci dà questa e quella “organizzazione” indipendentista, forte di “folle oceaniche” di sette o otto persone, io propongo semmai l’entrismo organizzato in forze autonomiste e meridionaliste, o pseudo tali, radicate sul territorio e presenti nelle istituzione. Lo dico con chiarezza Noi Sud, Forza del Sud, Io Sud, MPA possono dare alle tesi indipendentiste una risonanza massmediatica che il PdSud per ora non può darci. Il PdSud non è sufficientemente radicato sul territorio, né ha rappresentanti istituzionali, e forse guarda anche in malo modo ad una ipotetica entrata di indipendentisti nelle sue fila. Per contro Lombardo, oltre ad avere quel ruolo e quel seguito che alle tesi indipendentiste garantirebbe l’incontro con le comunità dei più sperduti paesi della nostra terra,  strumentalmente o meno, provocatoriamente o meno, impugna l’indipendentismo e lo spiattella sul bel faccione del Ministro di turno e così facendo ci rende più facile l’azione tra il popolo, apre la strada ad un serio radicamento dell’idea. La nascita di un partito regionalista su una base anche solo vagamente autonomista rappresenterebbe indubbiamente un passo in avanti che almeno ci aiuta a sfatare il taboo dell’unitarismo e del centralismo. Attenzione, entrare individualmente, senza alcuna forma di organizzazione e/o con vaghe prospettive culturali in una di queste forze, che pare vadano unendosi, potrebbe solo condurre ad un flop a cui con i CDS ho già assistito. L’entrismo avrebbe una seria ragione di essere solo se forte di un consistente gruppo organizzato e indipendentista disposto ad apparire come l’ala oltranzista di un partito meridionalista, in alternativa si correrebbe il rischio di essere risucchiati nelle sabbie mobili della politica locale. Per ora, però, occorre provare a studiare Zitara, occorre appropriarsi dei suoi criteri d’analisi, questo è il primo imprescindibile passo.













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