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Fonte:
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Un ultimo saluto


Caro Nicola Zitara, apprendo solo oggi del tuo lungo silenzio e della quasi mia ingiustificata dimenticanza, e sono sconcertato di apprendere che così immediatamente, di soppianto, ci hai lasciato. Non arrivo a capire come non ho potuto ricordarmi e non mi è neppure passato per la testa di verificare che la testata della Riviera era sotto la tua responsabile direzione.

Ricordo quei tanti piacevoli momenti di cui, con Hiske Maas, la compagna che conobbi a Parigi e che visitando i luoghi della mia amata Calabria, non volle più tornare indietro. Ci incontravamo molto spesso, parlavamo di tutto e di quanto ampio spazio ci hai dedicato dall’inizio della nostra attività sul “Gazzettino del Jonio”.

Dopo che nel ’70 mi fu assegnato il “Gelsomino d’oro” sidernese e dopo la prima rassegna dell’arte contemporanea italiana allestita all’appena nato Museo Santa Barbara, dove l’intera collezione venne acquistata dalla Regione per la nuova sede di Catanzaro e la commissione di controllo non era consenziente a deliberare, tu ci presentasti da loro a Catanzaro per far valere l’importanza della scelta. Da allora ci siamo persi di vista.

Certamente hai continuato a seguirci senza che l’avessimo saputo e hai voluto che sulla Riviera siano riportati le mie ricerche e scoperte sull’identità di Calabria dopo l’uscita del mio volume “L’Enigma delle Arti Asittite della Calabria ultramediterranea”, già presentato dalla Regione al “Columbian Day” di New York da Kaveh Farrokh dell’Università Langara Collage di Vancouver, ai Musei Capitolini di Roma dal Prof. Arch. Giovanni Bergamini direttore del Museo Egizio di Torino, a Lamezia Terme, a Catanzaro e Reggio Calabria dall’Assessore alla Cultura Saverio Zavattieri e all’Aula Magna dell’Università Mediterranea di Architettura di Reggio Calabria dai docenti in carica.

Solo adesso apprendo da uno speciale su di te nell’ultimo numero della Riviera di Perrucci e Orlando sulla tua tesi di una Calabria, in quanto soggetta, che contribuì alla fondazione dell’Unità d’Italia, il cui 150° anniversario sarà celebrato l’anno venturo, con le risorse dei suoi boschi ricchi di arbusti, dei suoi assolati campi coltivati, le sue miniere di ferro, i suoi lidi piattaforma di scambio con il Mediterraneo. È anche mio fermo proposito che la nostra terra sia stata ancora più indietro dei tempi remoti, il fulcro di quella scintilla che dette via a quell’indomito spirito italico fin dall’alba della preistoria col “Bos Primigenius” della Grotta del Romito; considerata una delle opere rupestri più all’avanguardia e più antiche del Mediterraneo.

Ivi, recenti ricerche, di un equipe dell’Università di Firenze, individua tracce dell’uomo che risalgono al Paleolitico del 20.000-16.000 a.C., uno dei primi uomini erectus finora scoperti. Da qui un balzo alla metà del secondo millennio a.C.. Si sviluppò nel 1350 a.C. la prima autentica civiltà della penisola con la fondazione delle tre città di Lokroi, Rhegium e Medma, precisamente dopo il crollo di quelle orientali-bibliche e mille anni prima che Atene, Persepoli e Roma si affacciano alla storia.

Venne il tempo in cui Atene impose la sua egemonia e tirannide coloniale sulle ricche isole dell’Arcipelago Egeo, provocando un esodo di massa della popolazione, che si dispersero in vari punti del Mediterraneo. Tra i fuggiaschi gli isolani Eubei-Calcidei di una delle più grandi isole approdarono nei lidi di Lokroi-Rhegium, pacificamente accolti dai cittadini. E quelle dell’isola di Samo sbarcarono nei lidi di Krimisa (Cirò Marina) e fondarono Kroton. Seguì uno sbarco dell’Impero Persiano nei lidi dell’antica Kaulon (Monasterace).

Tangibile prova sono il Tempio Mitriano e la statua della Dea Persefone di Lokroi, di cui l’immagine e nome stesso richiamano i fasti della Reggia di Dario e Persefone. Sicché anche i capitelli e le colonne della Cattedrale di Gerace, prelevate presumibilmente al tempo di Kaulon, riflettono gli stessi ordini architettonici della Reggia di Persepoli.

Infine, l’Impero Persiano annettendosi alla Calabria si adoperò a cancellare il suo splendore di prima città italica affibbiandogli l’”odiato” sinonimo magnogreco, per mano del suo interprete Stabbione. Si conclude così la grande cultura di Calabria sotto l’impero a 250 anni dal fallito tentativo di Atene e alleati di sottomettere al suo volere con una memorabile battaglia avvenuta all’altezza del fiume Sagras di Gioiosa-Mammola, l’ultima roccaforte italica di Lokroi.

Zitara, la tua lotta così saggiamente combattuta per il riscatto e la rivalutazione della nostra passata identità storica è anche la mia lotta. In quest’avventura resteremo sempre uniti! Addio caro Zitara.


(11.10.2010)

Nik Spatari





















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