Il primo ottobre è scomparso a Siderno uno degli intellettuali più rappresentatavi della, nostra regione, per l'appassionato rigore con il quale ha combattuto per la dignità di questa nostra terra: Nicola Zitara.
Lucido sino all'ultimo, ha voluto dettare ai suoi cari, che lo hanno assistito con trepido amore, le modalità con le quali doveva essere annunciata la sua scomparsa. Cosi, nel manifesto funebre è scritto dopo il suo nome esclusivamente la qualifica "giornalista", e certamente giornalista Zitara lo è stato, date le centinaia e centinaia di articoli da lui scritti nell'arco di diversi decenni. Soltanto dal 2000 ai 2005 possono essere ricordati circa 250 articoli pubblicati sulla rivista elettronica da lui diretta"Fora!" con picchi che vanno dai 50 del 2000 ai 89 del 2004 e ai 67 del 2005, oltre a quelli da lui editi sulla carta stampata con forte passione storiografica e intensa vis polemica. Zitara pero non è stato soltanto un giornalista eccellente; è stato anche uno storico, un economista e, soprattutto un meridionalista rigoroso, un meridionale profondamente legato alla, propria terra, da intenso, inesausto amore, un militante impegnato nella lotta per la liberazione del Mezzogiorno dalle condizioni di radicale dipendenza che sono state a esso inflitte.
Sulla sua complessa personalità, come sulla sua molteplice produzione, occorrerà ritornare per una adeguata collocazione critica di esse. Alcuni punti pero vanno sottolineati anche adesso, per indicare alcuni tratti essenziali e lo spessore complessivo dello studioso scomparso.
Alcune vicende autobiografiche, scolpite nel ricordo, possono essere estremamente utili al riguardo. Alla fine degli armi '60 molti di noi, studiosi e intellettuali del Vibonese, avevamo come punto di aggregazione intellettuale e politica il circolo cultuale "Salvemini" di Vibo Valentia e la rivista "Quaderni calabresi" divenuta successivamente "Quaderni del Mezzogiorno e delle Isole", mi riferisco a Mariano Meligrana, Franco Tassone, generoso e motore essenziale di tali iniziative, Nicola, Zitara, Sharo Gambino, io stesso tanti altri ohe intendevano inserire nella vita, dei nostri paesi, cosi spesso torpida e angusta, fermenti innovativi e stimoli critici. Intanto, nell'estate del 1970. per il mancato "riconoscimento''a Reggio Calabria della, qualifica, di capoluogo della regione Calabria, scoppia, nella città sullo Stretto, una rivolta che appassiona gli abitanti che, per reagire al “tradimento" compiuto dai partiti nazionali e dagli stessi uomini politici calabresi, trasformano i loro quartieri in Repubbliche autonome (quali quelle di Sbarra o dei ''Ferrovieri") o in Granducati (quale quello di ''Santa Caterina"), tengono in scacco per lungo tempo lo Stato italiano, danno vita a sommosse e a scontri con la polizia, dall'esito spesso sanguinoso, nello stupore della stampa, nazionale che si affretta a mandare a Reggio i propri inviati. che quasi sempre indulgono nei loro resoconti al colore e a un facile esotismo.
Noi di "Quaderni calabresi” ritenemmo fosse utile testimoniare questa realtà dall'interno della Calabria. Io stesso mi impegnai in un'analisi antropologica. degli aspetti più rilevanti della rivolta, Nicola Zitara si assunse il compito di un'analisi socioeconoinica e storica della ''dipendenza calabrese ". Al momento di mettere assieme i contributi, anche per l'ampiezza che avevano assunto, si decise di comune accordo di pubblicarli autonomamente. Il lavoro di Nicola fu pubblicato da Jacabook con il titolo ''L'Unità d'Italia - Nascita di una colonia"(1971 rîedito nel 1974); il mio da Qualecultura con il titolo "Reggio Calabria: rivolta e strumentalizzazione" (poi parzialmente riedito da Angeli con un nuovo saggio introduttivo).
Da allora Zitara fece di questa tematica l'oggetto prevalente del suo impegno di saggista. Scritti su "Quaderni calabresi", "Memorie di quand'ero italiano "(Siderno 1994); "l'analisi del sistema bancario e dei suoi effetti perversi sul Mezzogiorno", in uscita presso Jaca Book con una postfazione di Franco Tassone, gli altri articoli cui ho già fatto riferimento confermano come le considerazioni dello studioso non fossero il frutto estemporaneo di una polemica "giornalistica", ma il risultato di un lungo lavoro di approfondimento e di ricerca.
Il pensiero di Zitara nello svolgersi del tempo si arricchì, articolandosi su diversi piani, divenendo più radicale allo Stato Unitario, ritenuto responsabile una sistematica spoliazione nei confronti di un Sud sempre più depredato e negato. Si confronti ad esempio la prima, edizione de "l'Unita d'Italia, "l'ultima intervista che si può riascoltare su youtube o le indignate affermazioni dell'editoriale del 28 febbraio 2000 su "Fora! '':
"Non c'è economia moderna, senza uno Stato indipendente. Meglio degli altri lo sanno gli americani che dal momento in cui si sono liberati del Re d'Inghilterra hanno preso a bruciare le tappe per arrivare a essere la più prospera nazione del mondo. Non c'è economia nazionale se non presieduta, e governata dall'ente Stato. Lo sanno bene gli europei che, per non farsi sfruttare ulteriormente dall'incontrollata emissione di dollari inconvertibili, hanno fondato un loro Stato, e per prima cosa nominato un governo della moneta del loro Stato. Basta. Siamo un grande popolo. Siamo stati alle origini della civiltà occidentale in tutti i campi. L'umiliazione di essere cornuti e mazziati come Pulcinella deve finire. Per noi. Per i nostri figli e nipoti. Per i nostri padri e avi. Si fotta lo Stato îtaIiano, e con essa la classe degli ascari che il governo nordista foraggia per usarci come iloti della patria milanese".
Non è un caso che in questi giorni Zitara sia stato ricordato come “guida di molti"; cosi ad esempio Pino Aprile in una commossa rievocazione dell'incontro avuto con lui pochi mesi fa, a casa sua a Siderno. Non è un caso che Angelo d'Ambra, su facebook, affermi che: «In un mondo confuso e pieno di bieco personalismo Nicola Zitara ha rappresentato la diversità e, almeno ora che è morto, questa diversità, fino a ora osteggiata. e ridicolarizzata, la si riconosca e lo si lasci riposare in pace. Zitara ha rappresentato una piccola eccezione nel mondo meridionalista. una eccezione fatta di coerenza. e compostezza».
La sua opera complessiva va considerata tenendo conto della passione dello studioso, ma anche assumendola come la. testimonianza di un militante di sinistra, profondamente deluso dai partiti "nazionali" e convinto che essi non potevano in alcun modo operare per un reale riconoscimento dei bisogni delle sue ineludibili
ragioni.
Non è detto che le affermazioni di Zitara debbano essere senz'altro condivise nella loro interezza, ma va in ogni caso riconosciuto il loro rigore, la loro interna coerenza.
C'è un'altra considerazione da fare. Quest'ordine di riflessioni di Zitara, elaborato a partire dai primi anni '70, si svilupparono ampiamente prima che affermazioni simili venissero esplicitate con enorme fortuna, persino espressiva, date la rozzezza e la violenza delle loro argomentazioni, e che altri movimenti e forme politiche a distanza di anni le riproponessero, spesso in maniera approssimativa, ma forse, proprio per questo, con maggiore successo. Esemplare la vicenda della Lega, oggi forza di Governo, le cui riflessioni, spesso pur formalmente simili a quelle di Zitara, sono da queste lontanissime sul piano del rigore concettuale e storiografico e su quello dell'analisi critica.
Infine, non possono essere taciute, neanche in questo sintetico ricordo, altri aspetti della sua ricca personalità, a partire dall'assoluta fedeltà agli affetti ai legami emotivi, assunti nella dimensione della famiglia e in quella dell'amicizia. Lo hanno sperimentato i suoi familiari, lo abbiamo sperimentato noi amici, di antica o più recente data, che lo ricordiamo con commozione e affetto
di Luigi M. Lombardi Satriani
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